Se non leggi qui..

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Ti perderai l’incredibile occasione di continuare a sguazzare nella pungente acidità delle parole di Penny! E sarebbe una grave perdita.

Chi vi sarà vicino nei momenti di tristezza? Chi condividerà con voi più o meno metaforici barattoli di cioccolata nelle vostre giornate no? Chi darà voce alla vostra insoddisfazione?

E soprattutto.. dove troverete conforto nel leggere di qualcuno che sta peggio di voi?

Fatevi un giro nella mia nuova casa: https://notesfromagherkinjar.com/

Vedete bene che è un’occasione da non lasciarsi scappare!

C’MON BABY LIGHT MY FIRE

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E’ un tranquillo pomeriggio d’autunno, l’aria è meno fredda di quanto mi aspettassi e il cielo è attraversato solo da qualche timida nube che fa capolino dai tetti dei palazzi del centro. Sto passeggiando tranquilla verso la mia auto, di ritorno da un pomeriggio di shopping in solitaria; sono stranamente serena.

Passo davanti alla libreria e decido di fermarmi a dare un’occhiata agli ultimi arrivi. Si trova sempre qualcosa di interessante quando, dopo aver osservato con fare critico lo scaffale dei “10 libri più venduti del mese”, ti dirigi a passo di marcia verso l’uscita deciso a non mettere mai più piede in quel girone infernale dove anche i cani possono pubblicare un libro e quelli che un tempo chiamavamo scrittori ora sono soltanto dei venduti. Nell’angolo più remoto del negozio, sotto ad uno spesso strato di polvere, c’è sempre la possibilità di riacquistare fiducia nel genere umano. La speranza è l’ultima a morire, no?

Esco dalla libreria a mani vuote, quel volume dalle pagine ingiallite datato 1920 non aveva il codice a barre, e riprendo il cammino. Ad un tratto sento un tuono provenire da sopra la mia testa: non starà mica per piovere?  Ecco, lo sapevo, ed io non ho portato l’ombrello. Alzo la testa per controllare che il cielo non sia già diventato completamente nero quando le vedo.

Loro.

Le luminarie.

Non fraintendetemi, io amo le feste, amo il Natale e soprattutto amo le luci e gli addobbi. Ma non quando nel panificio davanti a me troneggia con aria minacciosa una zucca di Halloween con tanto di scopa e cappello da strega. Sono una persona ansiosa, santo cielo, cercate di capire. Come posso avere un cappello di Babbo Natale che campeggia sopra la mia testa mentre attraverso il corso nella Notte delle Streghe?

Ora sono in ritardo per i regali. Siamo tutti in ritardo per comprare i regali. Dovremo accontentarci degli scarti di chi, da persona previdente qual è, ha acquistato per i parenti lontani dodici pacchetti scontati di frutta esotica a fine agosto e un telo mare in lana merinos a motivi tirolesi dal venditore ambulante sulla Riviera Romagnola.

Dobbiamo affrettarci per organizzare la Cena della Vigilia. Ormai avranno tutti preso degli impegni. Oh mio Dio. Mi ritroverò sola a sorseggiare vodka lemon sotto all’albero di Natale del mio salotto illuminato a giorno aspettando che il panzone in bianco e rosso venga a farmi compagnia, ben sapendo che non arriverà mai nessuno e che anche lui, l’uomo in cui ho riposto tutte le mie speranze di bimba, l’ultimo della specie che ancora avrebbe potuto salvarsi, ha tradito la mia fiducia.

Ed il giorno dopo, ancora ubriaca dalla sera precedente, mi ritroverò seduta attorno ad un tavolo rotondo apparecchiato per 25 (mia nonna ha sempre avuto un debole per Re Artù), circondata da montagne di salumi, sommersa da strati di lasagne, immersa in ciotole di crema al mascarpone e soffocata da pezzi di frutta candita dall’aspetto vagamente digeribile.

Che poi, io dico, possibile che al giorno d’oggi ancora non si sia trovata una soluzione a questa piaga che affligge l’umanità dall’alba dei tempi? Dovremmo fare una petizione, organizzare una protesta, indire uno sciopero, dar vita ad una rivoluzione per l’eliminazione dei canditi dal panettone. Il numero di soffocamenti natalizi cresce di anno in anno. Le statistiche non mentono, è un problema sociale davanti al quale non possiamo più chiudere gli occhi.

Come quello della carta da pacchi. Quante volte ci è capitato di consegnare al nostro amico del Leone, durante una festa in piscina, l’ultimo libro di Chuck Palahniuk avvolto in una festosa carta rossa e oro con le ghirlande causando l’ilarità generale? I danni morali a seguito di eventi come questo hanno ripercussioni non indifferenti. Vi siete mai chiesti perché in molti stabilimenti balneari hanno vietato il noleggio dei pedalò?

Che poi, pensandoci, se tutti noi ponessimo più attenzione alla sostanza e non all’apparenza, se avessimo il coraggio di riunirci durante le feste senza l’ansia del pranzo per 128 persone, le montagne di piatti da lavare, la stanchezza accumulata dopo aver trafficato in cucina dal Ferragosto precedente per preparare tutto alla perfezione, forse ci godremmo molto di più il Natale.

Se tutti noi decidessimo di lasciar stare l’incombenza dei regali da consegnare tassativamente entro il 25 dicembre e ci concedessimo il tempo di rilassarci e di comprare qualcosa che secondo noi gli altri desiderano davvero, forse il mercato nero dei regali riciclati non avrebbe più motivo di esistere. Ci sarebbero molti più sorrisi e meno facce tirate da corsa all’ultimo negozio aperto. Molti più biglietti sentiti e meno frasi preconfezionate. Molti più errori grammaticali sinceri e meno impeccabili citazioni da Baci Perugina.

E allora, cosa stiamo aspettando? Il 25 dicembre, quest’anno, invece di riempirci la pancia di uvetta e ipocrisia, riversiamoci nelle piazze di ogni città, di ogni paese, capitanati di Michael Bublè e andiamo a far sentire la nostra voce.

Il Nuovo Natale è un inno alla libertà.

Libertà di trascorrere il tempo con chi vogliamo.

Libertà di fare un gesto carino con sincerità.

Libertà di mangiarsi una teglia di tiramisù.

Libertà di scegliersi il proprio bagnoschiuma.

E se anche questa volta dovessimo fallire, potremo sempre consolarci con le cartacce di Jack Frost e le confezioni rosa del Bauli per farne un grande falò.

Dopotutto, è quasi il 4 luglio.

 

 

 

 

FIFTY SHADES OF GREY

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Fa freddo. Il cielo è grigio. La stanza è grigia. Il maglione che indosso è grigio. Il mio umore è grigio. Persino il mio gatto è grigio. Ovunque mi volti non faccio altro che vedere assenza di colore in ogni essere, animato o inanimato che sia, che popoli anche solo per qualche istante la mia esistenza.

In un mondo in bianco e nero, con l’inverno alle porte, la furia della tempesta che minaccia dietro i vetri delle finestre, non è facile tenersi su di morale.

Come dite? “Parla per te”? Oh, indubbiamente voi non siete meteoropatici come la sottoscritta. Stregatti del nuovo millennio sfoggiate un sorriso a trentadue denti anche di notte, correte cinque chilometri e mezzo ogni mattina prima di andare a lavoro per darvi la carica e non vi negate un po’ di sano metodo mindfulness prima dell’happy hour cogli amici in centro.

Ma chi volete prendere in giro? Potrete anche essere degli inguaribili ottimisti, di quella specie cui auguro l’estinzione ogni notte prima di addormentarmi, che indossa magliette color giallo sole anche nei Giorni della Merla e si scola frullati di frutta fresca dai colori improbabili e sgargianti durante la prima gelata, ma non mi fregate. Sotto a quei sorrisi da copertina anche voi celate una piccola debolezza. Ognuno di noi ce l’ha. Il Grigio.

E no, non sto per scrivere un articolo sul piccolo Gandalf che c’è in ognuno di noi, sebbene la cosa potrebbe rivelarsi piuttosto interessante (prendere appunti per le mie ore di meditazione:  indirizzare l’energia negativa verso il mago nascosto dentro di te. Ah già, dimenticavo che le ho già impegnate tutte col barattolo di crema al cioccolato fondente da 800 grammi da qui al prossimo Aprile). No. Quello che sto cercando di dirvi è che ora più che mai, in questo difficile periodo dell’anno in cui le temperature cadono a picco e la nostra voglia di uscire si assottiglia come una sottiletta Kraft su un letto di nachos fumanti, le nostre forze vengono meno e le nostre paure più nascoste trovano il modo di riaffiorare per farci sentire male quando meno ne avremmo bisogno.

Sto parlando di Quella Cosa, quel conto in sospeso che ci tormenta da una vita, quell’argomento delicato di cui preferiamo non parlare, quel tasto dolente che ci fa attorcigliare le budella ogni volta che il nostro pensiero vi si sofferma per più di trenta secondi. Il buio della nostra anima. Il Grigio.

Ecco, quando tutto attorno a me sembra essere privo di vita, il mio Grigio, il mio Christian Grey della situazione (sì, lo so che le battute sul tanto discusso romanzo di E. L. James ormai si sprecano, ma concedetemene almeno una. Del resto io ancora non ne avevo fatte.) si scatena, si impossessa di me e mi sbatte l’anima a destra e a manca lasciandomi priva di forze in un angolo della stanza a riflettere sul senso della vita e l’inutilità dell’essere.

Ebbene, è il momento di armarsi di coraggio e prendere provvedimenti per evitare che il malvagio e bigiognolo malessere ci butti a terra per l’ennesima volta. Come? Beh, lo vedremo.

  • Dormire con un barattolo di Nutella sul comodino. Non dicono forse di pensare a qualcosa di bello la mattina appena svegli e la notte prima di addormentarsi?
  • Fare una dieta personalizzata a base di alimenti ricchi di sostanze che favoriscano la produzione di serotonina. Il che ci riporta immediatamente al punto sopra.
  • Permetterci di vivere il nostro dolore lasciando che la tristezza ci invada senza opporre resistenza. Il rischio di congiuntivite è alto, ma la Kleenex vi ringrazierà. Mie conoscenze nel settore mi dicono che stanno cercando un nuovo testimonial.
  • Riempire il vuoto che abbiamo dentro con attività produttive per evitare gli eccessi e il successivo senso di colpa. Quindi, dieci minuti di corsa sul posto in salotto per scofanarsi una teglia di lasagne a cuor leggero.
  • Stilare un elenco di cose che ci rendono felici e per cui siamo grati e leggerla ogni mattina per affrontare la giornata con serenità. La lista della spesa non vale.
  • Leggere libri di auto-aiuto per non affondare nei momenti di debolezza. Sì, se ve lo state chiedendo il manuale di istruzioni per installare il nuovo materasso ad acqua che avete comprato online è una valida alternativa a “L’eroe che c’è in te”, libro che sfiora a malapena la superficie del problema, a mio avviso un totale buco nell’acqua.
  • Dedicarsi ad un hobby che ci ponga davanti a nuove sfide quando ci sentiamo sopraffatti dai brutti pensieri e siamo vittime di attacchi di panico e apnee notturne. Sconsigliato un corso di immersione. Vi piace vincere facile?
  • Passare una notte di fuoco con il Limoncello avanzato dalla cena di Natale dell’anno precedente. Male che vada vi terrete occupati anche il giorno successivo correndo avanti e indietro dal bagno. Divertimento ed esercizio fisico. Cosa si può volere di più?
  • Guardare in loop per una notte intera la puntata più chiacchierata di Game of Thrones, “Le Nozze Rosse”, fino a che non vi sanguineranno gli occhi. Adesso rimpiangete il vostro piccolo e insulso problema di prima, ora non vi sembra più tanto grave, vero?
  • Vestirsi interamente di grigio e fare pace con il vostro malessere.

O in alternativa, se tutto questo non dovesse funzionare e voi doveste ancora sentirvi in bilico tra la vita e quella terribile sensazione di morte, minacciati dal demone del vostro passato, potete sempre cercare di bloccare ogni emozione che tenti di assalirvi.

E’ facile! Bastano un lungo bastone di legno (la scopa della nonna va benissimo) e una spada (avete presente le forbici dalla punta arrotondata?), una barba finta (il cotone idrofilo che trovate nell’armadietto del vostro bagno) e tanta voglia di divertirvi! Siete pronti, bambini? Forza, ripetete insieme a me:

YOU SHALL NOT PASS!

FALL IN LOVE

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Copertine di lana, tazze fumanti, vetri bagnati dalla pioggia e gatti accoccolati sulle ginocchia popolano le nostre bacheche sui social network.

“Ah, che bello l’autunno!”, “La mia stagione preferita”, “Non vedevo l’ora che arrivasse”, “Netflix, copertina e cioccolata: la mia serata ideale”.

Indubbiamente l’autunno, come qualsiasi altra stagione, ha le sue qualità, i suoi lati positivi, e non sarò certo io a negarlo. Non mi schiererò contro il folto gruppo di autunnari incalliti che trascorre le proprie giornate piantato davanti alla finestra ad osservare con fare nostalgico e compiaciuto le tremule foglie giallognole mosse dal vento. No. Io sarò semplicemente colei che, voce fuori dal coro, metterà in luce gli aspetti negativi di questa uggiosa e incerta stagione.

E sarò buona. Mi limiterò a elencarne una decina.

  • 1) La scuola. Sì, avete capito bene. Forse avrete superato, come me, l’età scolare, ma che siate studenti delle superiori o pensionati, di sicuro tutti avrete un buon motivo per odiare il fatto che ricominci la scuola. Che riaprano i cancelli. Che quella massa di ragazzini urlanti si riversi per le strade mangiando tranci di pizza grondanti di olio e urlando oscenità al netturbino. Sì, lo so che si dice operatore ecologico, e allora? Dopotutto sono uscita dal liceo solo cinque anni fa.
  • 2) Il grigio. Grigio il cielo, grigio il terreno, grigio il golfino della nonna, grigio il mio umore. In autunno è tutto dannatamente grigio. Mi sento come Don Abbondio davanti al tabernacolo scalcinato e bigiognolo nel primo capitolo de I Promessi Sposi. Con la differenza che da me non c’è nessun Bravo in vista pronto a movimentare la situazione
  • 3) Le pubblicità degli integratori alimentari. Basta non guardare la televisione, direte voi. Certo. Ma come la mettiamo con quel male di vivere che mi assale ogni volta che il sole decide di imboscarsi, che burlone, dietro a un ammasso di nubi minacciose? Come faccio ad ignorare il fatto che la mia testa, produttrice di buoni propositi e organizzatrice di piani per la gestione delle mie giornate, sia completamente in disaccordo col mio corpo, mollemente adagiato sul divano del salotto? Il mio pensiero corre inevitabilmente alla ricerca di una soluzione. Ed è proprio allora, durante l’ora della merenda, nel momento in cui sono più fragile, mentre mi ingozzo di latte e biscotti, che il Signor Multicentrum e colleghi diventano improvvisamente il Johnny Depp della situazione. Oh sì, Mr. Supradyn, predimi subito. Fammi quello che vuoi, ma ti prego tirami su da questo divano.
  • 4) Le foglie. Belle, gialle, poetiche quanto volete, ma dannatamente scivolose. Provate voi ad uscire in un giorno di pioggia e andare con passo svelto verso l’università per evitare che i dieci minuti di ritardo che avete si trasformino in quarantacinque e che un’ambulanza a sirene spiegate sfondi il muro dell’aula per ingessarvi la caviglia fratturata.
  • 5) Il mal di gola. Trovatemi una persona, una sola, che non abbia il mal di gola in autunno. Col cambio di stagione si ammalano sempre tutti. E chi non si ammala, si lamenta perché gli altri si sono ammalati mandando a monte i piani per il weekend. Evviva ottobre, il mese delle castagne e dell’amicizia!
  • 6) Le cimici. Oh sì, proprio loro, le nostre amiche verdastre dall’intenso profumo di marcio. Bella la natura, vero? Roba da tenerne in casa un piccolo gruppetto da far figliare per fingere che sia autunno tutto l’anno.
  • 7) La temperatura. Ora, io posso capire che essere donna sia una cosa difficile. Le mestruazioni, i figli da crescere, gli stereotipi che ci vengono imposti dalla società, gli uomini che non ci capiscono, le gambe da depilare (e fossero solo quelle), le mutande da lavare, i panni da stirare, la cena da cucinare, le rime da non fare… ma esistono delle pilloline apposta per gli sbalzi d’umore, tesoro. Non c’è bisogno che tu ci faccia venire una broncopolmonite fulminante ogni volta che tentiamo di uscire dopo le sei del pomeriggio. Ti capiamo benissimo anche così.
  • 8) La gente che parla bene dell’autunno.
  • 9) La gente che parla dell’autunno.
  • 10) La gente.

E adesso tutti a festeggiare alla Sagra della Castagna con un buon bicchiere di vino e tanta musica per passare una bella serata in compagnia!

Ah già. Dimenticavo.

Il punto 10.

I’M BACK

 

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Settembre è ormai iniziato, le vacanze sono finite, e quel senso di onnipotenza che ti ha aveva colto durante la tua permanenza via ha ormai lasciato il posto ad una triste rassegnazione quotidiana.

Ti guardi attorno sconsolato, la valigia mezza sfatta abbandonata sul pavimento di camera tua da una settimana e mezza è diventata la seconda casa del gatto, lo zaino puzza di noccioline e caramelle, residui di fame improvvisa durante il viaggio di rientro, e la tua felpa preferita ha dei granelli di sabbia che cadono dalle tasche causando crisi di nostalgia improvvisa ogni volta che provi ad uscire nel mezzo di un grigio e afoso pomeriggio di città.

La tua casa non sembra più la stessa, ogni cosa ha assunto toni più cupi, persino il gatto ti sembra più grigio di prima che partissi, e ti ritrovi catapultato nel quarto film di Harry Potter quando, con la nuova regia, persino Hogwarts, sogno di ogni bambino nato negli anni Novanta, è diventato un luogo ricco di angosciosa oscurità.

Scorri le foto scattate durante la vacanza e senti l’eco delle risate dei tuoi amici che risuona nella tua testa, mentre attorno a te è solo il vuoto e il silenzio della tua solitudine. Ed è allora che capisci. Finalmente sai come sopravvivere a questi giorni di cupa disperazione, di nostalgica commozione, di passata allegria, di esasperata aggettivazione e poetica prolissità.

Corri verso la camera da letto, la smania di raggiungere il tuo scopo fa risvegliare i muscoli atrofizzati delle gambe dopo le lunghe ore di forzata immobilità al tavolo della cucina; ore che hai trascorso selezionando le conchiglie intere da quelle rotte, disintegrate come il tuo cuore, disinfettandole con la purezza delle tue stesse lacrime. Scavi con le tue mani tra le macerie di souvenir e di bagagli abbandonati, il contenuto del beauty case ribaltato sul pavimento, una supposta di Tachipirina mezza sciolta sotto al comodino ti riporta alla mente serate di spensieratezza e gioventù. “Tre giorni fa” sussurri “Solo tre giorni fa, eravamo là, assieme, e guarda come ci siamo ridotti adesso..” Una lacrima ti riga la guancia e tu distogli lo sguardo, spezzato nell’anima, per non soccombere.

Dopo ore di estenuante ricerca, lo trovi.

Scendi le scale, indossi le tue Converse bianche macchiate di gelato (“Era alla mandorla, l’ho preso in quella piccola gelateria sul mare, quella sera in cui le stelle erano più luminose del solito e il gelato più cremoso della più cremosa delle creme cremose. Nessuno sarà mai come lui.”) senza neanche allacciarle, apri la porta e fai il tuo ingresso nel mondo reale.

Stringi tra le mani l’oggetto misterioso,  il premio della tua caccia al tesoro, la pietra filosofale, il diamante grezzo, il tuo tesoro, l’amico ritrovato, Harry Potter, Aladdin, Gollum, Fred Uhlman, ti infili le cuffie nelle orecchie e premi play su quel vecchio I-pod consumato dal tempo, ma reso così prezioso dalle esperienze condivise.

Le prime note si fanno strada nelle tue orecchie, ti entrano nella testa e vanno dritte fino al cuore. Alzi la testa, lacrime copiose rigano il tuo viso scottato dal sole, muovi un passo, e lo sguardo ti cade sull’ombrellino verde smeraldo abbandonato proprio sullo zerbino di fronte alla porta di casa tua “Ah, quell’acquazzone di mezzanotte, che corsa abbiamo fatto per tornare in hotel!”.

Céline Dion attacca, intona, canta, urla, e tu, triste, piegato, spezzato, come un guscio di un pistacchio dopo troppi Spritz, le chiavi della macchina strette in una mano, “All by myself” a volume 95 nelle cuffie, lo sguardo all’orizzonte, un passo dopo l’altro, raggiungi il cancello. Lo apri. Una formica sta attraversando le sbarre grigie per andare a ricongiungersi con le sue compagne al di là dell’inferriata. Persino lei ha qualcuno che la aspetta.

 

“Il miglior film drammatico degli ultimi dieci anni.” The New York Times

“Mai visto niente di simile.” The Telegraph

“Intenso, emozionante, avvincente.” Best Movie

 

SETTEMBRE 2016.

Solo nei migliori cinema.